CENTRO PSICOLOGICO CAMMINANDO

Vivere le emozioni

“Arrendersi al corpo significa sentirlo completamente dalla testa ai piedi. Significa sentire le tensioni muscolari croniche nel corpo, capire la loro storia e la loro funzione nel presente. Significa sentire il proprio dolore, la tristezza e il pianto. Significa essere capaci di protestare per la perdita di innocenza e di gioia e la capacità di essere arrabbiati per questo. Infine significa accettare il fallimento di tutti gli sforzi per superare i propri problemi, per farcela, per riuscirci. Significa aver fede nel corpo perché è la dimora di Dio e fidarsi delle sue sensazioni perché esprimono la nostra verità.”
A.Lowen, L’arte di vivere

Nonostante ci sia un gran parlare di integrazione corpo- mente, anche oggi la nostra cultura tende a separare il pensiero dal corpo e a guardare al corpo come un oggetto meccanico, una sorta di veicolo della mente che ci interessa tenere in buona salute fisica, performante, in modo che permetta il realizzarsi dei progetti della nostra mente della nostra guida razionale.
In effetti spesso l’unico momento in cui siamo disposti ad ascoltarlo è quando si fa sentire attraverso il dolore; perciò può accadere che il nostro organismo utilizzi proprio questo linguaggio per comunicare alla nostra mente i nostri bisogni (per esempio attraverso sintomi psicosomatici o i sempre più diffusi attacchi di panico… ), oppure può anche accadere che non ci ammaliamo mai, che non sentiamo mai il corpo, ma per esempio sentiamo poco anche la nostra vitalità emotiva.
Allo stesso modo la nostra cultura non incoraggia l’ascolto e l’espressione delle nostre emozioni, relegate ad un ruolo di minore dignità rispetto alla razionalità e soprattutto rispetto all’immagine performante di noi…
Sempre più preda di relazioni virtuali anziché presenti in relazioni reali, diventa importante il sorriso sempre stampato, l’essere sempre up, mentre guai a essere tristi… cioè deboli… ‘sfigati’?
Anche l’educazione spesso non ci aiuta a creare un buon contatto con il nostro corpo e con le nostre emozioni: apprendiamo a stare zitti e fermi, che contrapporci o esprimere la nostra rabbia non va bene, così come non va bene la tristezza, attraverso le leve della paura, della vergogna o del senso di colpa.
Inizia a farsi strada però, proprio a partire dalla puericultura, un’ottica nuova attenta alle funzioni naturali e all’organismo e al corpo come competente, in grado di autoregolarsi, degno di fiducia.
Il corpo ha la sua saggezza e chiede di essere ascoltato per restituirci la nostra energia vitale.
Le nostre pulsioni e le nostre emozioni non sono né giuste né sbagliate, meritano di essere ascoltate e conosciute, per poi essere consapevolmente dirette o canalizzate.
Riporto qui le parole rilasciate in un’intervista per Repubblica di Antonino Ferro, psicanalista contemporaneo, autore del libro: “Evitare le emozioni, vivere le emozioni” (2007).
“Non ci sono emozioni positive e negative, sono tutte musica della vita. Possono però anche essere la fonte di tanti nostri guai, se non sappiamo riconoscerle, se qualcuno non ci aiuta a farlo. Secondo me, ma anche secondo altri, oggi l’analisi si fa soprattutto per essere in grado di viverle, le emozioni. Negli anni si è passati da una analisi dei contenuti infantili, o anche delle cosiddette parti scisse, a un’analisi che si occupa principalmente della strumentazione per trasformare gli stati protoemotivi più arcaici, confusivi e disaggregati in emozioni riconoscibili, nominabili, contenibili, vivibili”.

Chiara Brentan, Analista Bioenergetica e Psicoterapeuta Transculturale.